Concorso Letterario: Arte di Parole - II edizione


Classifica personale dei giurati:

FRANCESCO RECAMI:

1 Cliché e Heisenberg: A una donna cinquantenne abbandonata dal marito arriva una lettera anonima, e poi altre. Riportano aforismi stile baci Perugina (il cliché). Alla fine lei capirà, ma noi no, tramite un pensiero di Heisenberg, chi è il mittente.
L’ideazione è notevole, a partire da uno spunto banale, l’esito sarà molto interessante, anche perché resterà ignoto al lettore. La scrittura tiene, la lingua è appropriata, il titolo ottimo. (qualche caduta sistemabile).
2 Identità: In un lager o campo di lavoro tedesco in Polonia un prigioniero ricorda l’insegnamento di un suo compagno, poi scomparso, che lo ha aiutato a concentrarsi su pensieri belli, memorie della splendente Firenze dei tempi andati.
La scrittura è molto buona, non ci sono cadute di stile né toni retorici, anche se il tema si prestava. Opportuna la scelta “media” della lingua, l’ideazione non è rivoluzionaria ma il racconto si tiene.
3 Anarchia: In un breve diario che copre un’ora e mezza si racconta la morte di una ragazza anoressica. A parte alcune metafore forzate ed esagerate la scrittura è buona e la lingua anche. Il tema, naturalmente un po’ abusato negli ultimi tempi, si presta al cliché ma tutto sommato, nonostante la tragicità del dettato, è trattato con garbo, e l’autodescrizione tocca momenti belli.
4 Vento secco: Due ragazzi, due amici, si incontrano ogni tanto su una panchina a godersi il vento che soffia, e che chissà se se li porterà via. Questo breve racconto ha un bel ritmo, e discreti dialoghi anche se talvolta un po’ troppo forbiti per essere accettabili. Stereotipato il modo con cui si affronta la questione spinelli, come al solito.
5 Il mio piccolo groviglio di pelle e respiro: Ecco una storia d’amore, che durerà anni. Lui ha bisogno di essere curato e rallegrato, lei, il groviglio di pelle e respiro, ci riesce col suo sorriso. Si respira aria di magica intesa, lei riesce con la sola sua presenza a rendere felice lui, forse a permettergli anche un po’ di redenzione (ma da che?). Ci sono alcune belle espressioni (forse citazioni): “dito birbante”, labbra “vermigliette”, ma proprio lo stile è il punto debole, artefatto, pomposo. Il personaggio di lei, pur idealizzato, c’è.
6 Anima: In una guerra futuribile un soldato va incontro alla morte, ma nel passaggio all’aldilà ha una visione, una transustanziazione?, oltre i confini del tempo e dello spazio, entrando in contatto con il momento della morte di una guerriera (siamo ai tempi delle Crociate?) Questa morte eroica e serena, suggellata da un bacio fra due donne, rasserenerà anche il passaggio a miglior vita del soldato.
L’ideazione c’è, e lo stile funziona, anche qui solito problema di lingua fuori registro.
7 Momenti giallo limone: Un ragazzo pedina una sua compagna di scuola e scopre che questa va sempre a rifugiarsi al Cimitero degli Inglesi, a Firenze, dove si dedica a scrivere il suo diario, i suoi pensieri sui momenti di felicità. Il ragazzo ne leggerà alcuni, e fra i due si instaurerà una comunicazione, forse un’intesa… Non male, qualche scivolone culturale, o per meglio dire nel culturame.
8 Eccoti: Una giovane donna al capezzale del suo ragazzo, ormai spacciato: hanno avuto un incidente in moto, lei ce l’ha fatta, lui non ce la farà: in quel momento lei capirà la vita e il suo senso, a camminare da sola. Una prosa semplice ed efficace, talvolta sciupata dalle solite “brezze mattutine e “occhi azzurri che erano il mio cielo” ecc. Vicenda un po’ troppo ovvia.
9 La bambola dei sogni: Siamo a Napoli nel 1943: una bambina che ha perso tutto, genitori, casa ecc si lascia morire guardando il mare. Verrà salvata da un ragazzino che la porta via. Stile assai retorico e forzato, che non riesce a nascondere problemi di costruzione, di consecutio, di scrittura (“La porta era stata completamente rasa al suolo”.) Buona l’atmosfera nelle macerie, e il rapporto della bambina con la bambola.
10 Elleboro e mughetto: Su questo testo ammetto di non avere le idee chiare. Si tratta del diario di un matto che ricorda la sua infatuazione per Galla Placidia e i mosaici del suo mausoleo. Probabilmente il pazzo è stato recluso perché dei mosaici ne ha staccato un pezzo. Che dire, il linguaggio è veramente ridicolo, basta vedere l’incipit “Tacete, or s’affoga il tramonto” ma non capisco se ci sono intenti parodistici, in poche parole se l’autore prende in giro lo stile stesso o invece fa sul serio. Non ne sono sicuro che l’intento sia metalinguistico e ironico, pertanto do un voto basso. Se l’intento fosse ironico meriterebbe un voto molto alto perché l’operazione mimetica è riuscitissima. Comunque non è per nulla male l’idea di un tipo che perde la testa davanti ai mosaici di Galla Placidia.
11 Risonanze d’alba: Già dal titolo si può intuire il tono di questo racconto d’amore un po’ melenso, pieno di “sinfonie stormite”, “fiati appesi” e neve che “crolla dal cielo”. La prosa e la lingua fuori controllo mi fanno dare una valutazione abbastanza bassa di questo racconto impostato sulla confusione fra realtà e sogno, peraltro scritto abbastanza bene.
12 La teoria delle papere: Nonostante il bel titolo questo racconto, pieno di stereotipi caricaturali (involontari) su droga, depressione e salvataggio dal suicidio grazie all’incontro con una ragazza redentrice, secondo me merita l’ultima posizione, per lo stile retorico, l’ideazione totalmente per luoghi comuni, la narrazione inconsistente.

UMBERTO CECCHI:

1 Anarchia
2 Il mio piccolo groviglio di pelle e respiro
3 Clichè e heisenberg
4 Identità
5 Risonanze d’alba
6 Elleboro e mughetto
7 Momenti giallo limone
8 Anima
9 La bambola dei sogni
10 Vento secco
11 Eccoti
12  La teoria delle papere

GIURIA INTERNA (composta da Gianni Conti, Francesca Butelli, Guendalina Mefiti, Antonella Naro, Berta Renieri, Vanda Simoncelli e Paolo Vannini): 

1 Il mio piccolo groviglio di pelle e respiro
2 Anarchia
3 Identità 
4 Risonanze d’alba 
5 Cliché e Heisenberg 
6 Elleboro e mughetto 
7 La bambola dei sogni 
8 Anima 
9 Vento secco
10 Momenti giallo limone 
11 Eccoti
12 La teoria delle papere

ANNA BELTRAME:

1 Vento secco: Originale, sia nel plot che nella scrittura, che è essenziale, efficace, viva. Si legge con piacere, comunica fantasia e senso di libertà.
2 Anarchia: Ha una potenza inconsueta, una durezza che colpisce. Scritto bene, senza troppi fronzoli, con un vocabolario scelto con cura.
3 Risonanze d’alba: Molto buona la scrittura, belle le immagini legate alla neve, con qualche taglio qua e là sarebbe stato migliore.
4 Elleboro e mughetto: Tante idee, tanta fantasia, ma anche troppe parole…
5  Anima: Abbastanza buona la scrittura, bella l’intuizione di fondo, un po’ macchinoso il plot.
6 Il mio piccolo groviglio di pelle e respiro: Molta fantasia, vocabolario ricco, ma a volte ridondante.
7 Momenti giallo limone: Tenera l’idea, carina la storia, la scrittura un po’ scolastica.
8 Cliché e Heisenberg: Ha ritmo, il plot funziona, la scrittura meno.
9 Identità: Il cuore del racconto non è all’altezza dell’incipit e delle due frasi finali. Ma il tema era arduo.
10 La bambola dei sogni 
11 La teoria delle papere
12 Eccoti


CLAUDIO CAPONI:

1 Risonanze d’alba: Il racconto procede lentamente, mosso da una visione, in una atmosfera irreale, da sogno. E’ anche una riflessione sulla vita, vista come una successione di frammenti e di sogni. Particolarmente felice risulta l’immagine della neve che cade a grandi fiocchi, piano, “seguendo la melodia del tuo cuore tranquillo”. Una neve che pare sorridere. Molto poetiche le altre immagini. Non c’è una vera trama, ma è tutto molto delicato e gradevole. Molte espressioni sono davvero originali ed azzeccate.
2 Anarchia: Una narrazione stilisticamente asciutta, una prosa secca, un’analisi lucida e spietata di una condizione che purtroppo rischia di essere sempre più diffusa nella gioventù. Anche se il racconto a tratti scivola nel manierismo e nell’artefatto, peccando di un certo calcolo ed autocompiacimento.
3 Cliché e Heisenberg: Un racconto piacevole, scorrevole, con i tempi giusti, una trama credibile, avvincente, carica di una suspense sottile. Ma la trama è alquanto esile e la conclusione troppo sospesa, quasi una scelta di comodo per non cadere in un finale banale per non deludere il lettore. Lo stile è essenziale, senza pretenziosità; descrive con sensibilità lo stato d’animo della protagonista.
4 Momenti giallo limone: Un racconto che invita ad una visione ottimistica della vita per cui la felicità sta nelle piccole gioie di tutti i giorni. Ovvero, trovare qualcosa di bello in ogni giorno è la soluzione per trovare la felicità.Tutto sommato, un testo ordinato, anche se la punteggiatura va per conto suo, specie nei dialoghi tra i protagonisti.
5 Elleboro e mughetto: Un soggetto insolito, che tratta il tema dell’infatuazione, del desiderio di possesso dell’oggetto spinto fino al delirio, una passione per la bellezza che conduce alla pazzia. Il racconto è però molto involuto, il linguaggio decadente, appesantito da barocchismi.
6 Vento secco: Racconto originale, ma alquanto esile. Riemerge il motivo della “canna” e ritorna l’immagine della neve, con un interessante paragone a proposito delle relazioni personali con l’ambiente esterno. E’ uno sguardo sull’ambiente dei ragazzi che si cannano e tra loro ed il mondo. Di buon senso e ironico lo spunto sulla possibilità di leggere nella mente altrui, che sarebbe in fin dei conti una iattura. Originale anche lo stile.
7 Identità: Una situazione un po’ costruita, che contiene una morale a mo’ di ossimoro (“quando qui nevica, pensa sempre al sole”), narrata con qualche incertezza stilistica.
8 La teoria delle papere: Il racconto tratta un tema scottante, quello della droga e della spinta verso l’autodistruzione, ma l’accostamento con la teoria delle papere appare stravagante e banale, in evidente contrasto con la serietà e la complessità dell’argomento. Anche se la trama è passabilmente costruita, essa perde via via di efficacia nel corso dello sviluppo.
9 La bambola dei sogni: Un racconto piano, senza impennate liriche o stravaganti fantasie, che descrive un contesto di guerra in maniera appropriata, con un lieto fine un po’ accomodato. Lo stile difetta alquanto, il virgolettato non si capisce se include delle citazioni, i dialoghi sono un po’ banali.
10 Eccoti: Un racconto troppo giocato su effetti melodrammatici, a volte eccessivamente calcati. La citazione della canzonetta appare banale. Lo stile è un po’ troppo retorico e melenso.
11 Anima: La storia è originale, ma al limite dell’incomprensibile, una miscela di stati d’animo contraddittori, un racconto confuso, un grand guignol fine a se stesso. Lo stile è retorico, pesante, poco naturale.
12 Il mio piccolo groviglio di pelle e respiro: Un racconto senza capo né coda, dal sapore dolciastro, da romanzo rosa. Contiene, tra l’altro - si tratta certamente di un refuso -, un errore di ortografia marchiano (schizzofrenico).

CHIARA MUGAVERO:

1 Anarchia: Lo stile asciutto e essenziale di questo racconto si sovrappone perfettamente alla figura della protagonista, un mucchietto di ossa anoressico, e illustra il terreno fertile per la crescita di questa malattia moderna: la ricerca spasmodica del governo di sé. Sottoporsi a una dieta rigida, infatti, genera un forte senso di autocontrollo che dà una parvenza di padronanza e di euforia all’individuo che prima si sentiva debole, depresso e vuoto. Sposando questa “disciplina”, la protagonista riprende in mano la propria odiata esistenza e vomita i pasti per non accumulare grasso, il suo acerrimo nemico che la tiene ancora in vita. La fissazione per il controllo le arreca il desiderio di domare anche “quell’egoista” che la ossessiona, il tempo: la ragazza, maniacale, annota ogni 30 minuti le sue ultime ore della felicità nel tentativo di esaltarle. Il raggiungimento di una tale forma corporea costituisce un trionfo e quando puntuale giunge la morte, è arrivata per la ragazza l’ora zero, come la taglia da lei tanto adorata.
2 Il mio piccolo groviglio di pelle e respiro: Il racconto è un fregio capriccioso che conquista il lettore con le immagini fiabesche di draghi e di una principessa che dipinge tralci di vite, pianta che disegna ghirigori con i suoi viticci rampicanti e che da sempre è legata ai vizi della vita. Nonostante qualche scelta lessicali inappropriata, il ritratto di questo amore è ben costruito e cresce proprio come una vite diventando sempre più aggrovigliato.
3 Identità: La neve e il gelo ovattano le disumane sofferenze di un detenuto fiorentino in un campo di sterminio. Di notte, dopo una lunga giornata di lavori forzati, il protagonista scivola in un sogno soleggiato, le sole “ore della felicità” che gli concedono il ricordo della sua vita a Firenze e della bella moglie della quale ignora il destino. Nella tragedia, c’è ironia: l’amico italiano che lo incoraggia è l’unico biondo del campo nazista.
4 Risonanze d’alba: Il tono lirico di questo racconto si serve di personificazioni, metafore e flashback di un’infanzia agreste per presentare un amore fra l’onirico e il reale, robusto come il legno di faggio e allo stesso tempo delicato e colorato come le viole.
5 Vento secco: Come accade alle due figure che sul finale si stagliano contro il vento, anche tutto il racconto è attraversato da una folata che si insinua nella sua trama e fa da filo conduttore: consola, distrae e trascina via i pensieri di quel ragazzo solitario e del suo amico Conor. Il vento, in definitiva, diventa l’unica soluzione per i due amici per andare lontano e essere finalmente se stessi.
6 Anima: Un’anima, un soldato ormai defunto racconta l’ultima scena a cui assiste in un ospedale da campo: una guerriera che in fin di vita ottiene il primo e unico bacio dall’amata infermiera. La felicità della donna diventano la felicità e la serenità alle quali entrambe le anime si aggrappano mentre s’involano verso l’eterno sonno. Efficace la scelta di affidare a un narratore eterodiegetico la descrizione di ciò che avviene all’ospedale sul fronte.
7 Elleboro e Mughetto: Il linguaggio ermetico e ricercato di questo racconto sembra diventare esso stesso una gabbia di parole per il protagonista, detenuto in un manicomio per avere deturpato il mausoleo ravennate dedicato alla sua amata imperatrice, Galla Placida. Solo il ricordo della sua “dama del Paradiso” può consolarlo e sostituire nella sua anima quell’elleboro nero, pianta fin dall’antichità associata alla pazzia, con il mughetto, candido fiore velenoso che gli concede infine la morte e quindi la pace eterna.
8 Cliché e Heisenberg: Nella quotidianità tediosa di una commercialista si insinuano i bigliettini di un anonimo scrittore che la invitano a riscoprire i piccoli piaceri del vivere con leggerezza. Inevitabile il finale aperto che, in perfetta concordanza con le teorie di Heisenberg, lascia posto a quella indeterminatezza della realtà che il fisico tedesco rimetteva al gioco del caso. Il racconto è convincente e ben costruito, meno curate invece appaiono le scelte lessicali.
9 Momenti giallo limone: Racconto dal setting originale e dalla dinamica ben costruita.  Forse risulta poco convincente il contenuto del “diario della felicità” dal quale il titolo prende spunto.
10 La bambola dei sogni Una bambola di pezza ritrovata tra le macerie ridesta nella piccola Nina i bei ricordi spazzati via dalla guerra. Un po’ improvvisato il finale affidato a un ragazzo che appare dal nulla per salvarla dall’oblio.
11 Eccoti: Commovente, sebbene priva di spunti originali, l’attesa di Isabel che assiste impotente al lento spengersi del suo amore in un letto d’ospedale.
12 La teoria delle papere: Un po’ prevedibile la storia di un ragazzo che, perso nel suo mondo drogato, tenta il suicidio per poi essere salvato in extremis da un’inconsapevole ragazza naturista che lo affascina e lo redime con la sua teoria delle papere.

ANTONIO PAGLIAI:

1 Momenti giallo limone: E’ la storia di una ragazza che tiene un diario della felicità. Molto semplice, delicato, ben scritto. Lo stile non è eccelso, ma del resto questo ci assicura che possa essere stato scritto da un giovane senza ricorso ad aiuti esterni. Pulito.
2 Vento secco: Racconto breve di due ragazzi della "panchina", scritto accuratamente, sull’adolescenza e sull’amicizia. Indubbiamente ci trasporta in un mondo giovanile.
3 Il mio piccolo groviglio di pelle e respiro: Non c’è storia, semmai molta poesia e sensualità nel rimpianto dell’autore per la bella ex fidanzata. Colpisce l’uso dei vocaboli più forbito e fantasioso che altrove. Non pare il glossario di un ragazzino...
4 La teoria delle papere: Buoni valori. Un po’ semplicistico. L’ autore è sicuramente portato per la scrittura: lo stile c’è (o ci sarà), perché indubbiamente questa prosa è straordinariamente musicale.
5 Anima: Come in altri racconti, il tema "le ore della felicità" è interpretato in modo alquanto personale, con un racconto di morte di guerra, dimostrando la predisposizione malinconica di questa generazione. Può ricordare Lady Oscar. Lo stile è imperfetto, la storia non del tutto decifrabile.
6 Cliché e Heisenberg: E’ un piccolo giallo, che racconta di una signora che si crede ormai fuori età, ma che riceve delle lettere da un misterioso spasimante. Bella trama! E il tema è stato ben centrato. Scrittura un po’ immatura.
7 Identità: Indubbiamente commuove, ma la scrittura è ingenua. Certo, ingenua quanto necessario per credere che lo abbia scritto un ragazzo/a. Con un buon risultato. Può ricordare "La vita è bella" di Benigni.
8 Anarchia: Troppo breve. Inutile ribadire che di felicità, tra questi racconti, se ne trova poca. Chi scrive, inoltre, dà l’impressione di non conoscere affatto l’anoressia. Tuttavia emoziona.
9 Risonanze d’alba: Sonno/realtà nella stanza da letto con l’amato (dalla mano piccola?) immaginato sul balcone e con la neve... Queste prose poetiche hanno stancato. Può ricordare la bella canzone scritta da Paolo Limiti per Mina. Il linguaggio è forbito, ma molti sono anche i termini impropri, stonati. L’abuso dell’anafora. Non appassiona.
10 Eccoti: Racconta del fidanzato morto in un incidente di moto. Finalmente una storia adolescenziale al cento per cento: che è scritto  da lei ci crediamo: glossario acerbo, tema acerbo, tutto acerbo. Colpisce l’ego smisurato di chi narra.
11 La bambola dei sogni: Protagonista una orfanella sotto i bombardamenti della II guerra mondiale a Napoli. Non sa scrivere o, almeno, ancora non sa scrivere. Peccato, perché la narrazione non è male nella sua banalità.
12 Elleboro e mughetto: Parla di un pazzo "guarito". Se crede di convincere il lettore si sbaglia. Il concorso era per un racconto e non per una prosa poetica o per una poesia in righe.

GIUSEPPE PANELLA:

1 Cliché e Heisenberg: Sofferta ricostruzione di un momento storico complesso e travagliato dove la dimensione onirica si confonde con la realtà del dolore e della morte… un apologo significativo sulla funzione della letteratura… oltretutto dimostra buone letture…
2 Il mio piccolo groviglio di pelle e respiro: Testo ben scritto e molto ben sviluppato nonostante qualche banalità… inoltre mostra buone letture e la loro trasformazione in situazioni esistenziali credibili.
3 La bambola dei sogni: Bella ricostruzione fantastica di un’ossessione che dura una vita scritta con stile maturo e originalità narrativa…
4 Vento secco: Un racconto ben scritto e teso tra provocazione e silenzio… storia di un’amicizia che va oltre ma non lo dimostra.
5 Identità: Nonostante il titolo, il racconto si muove bene tra nostalgia ed elaborazione del lutto in dimensione storica… un po’ debole nel finale ha nella rievocazione centrale il suo punto.
6 La teoria delle papere: Racconto ben scritto, magari un po’ pretenzioso nella parte più “filosofica” ma tale da reggere il tempo della lettura e sostenerla alla ricerca di una possibilità di speranza.
7 Risonanze d’alba: Testo con taglio poetico e assorto, ricco di momenti teneri e sognati ma certo poco narrativo. 
8 Elleboro e mughetto: Nonostante uno stile un po’ arcaico, il racconto rende bene la dimensione trassognata e felice della rivelazione arcana contenuta nel testo.
9 Eccoti: Spunti interessanti di scrittura che però si perdono in un contesto un po’ banalizzato e con un finale troppo telefonato per essere efficace.
10 Momenti giallo limone: Racconto minimalista con buoni momenti di pathos… manca però quello scatto lirico che dovrebbe sorreggerlo per farlo funzionare compiutamente.
11 Anima: Intuizione originale ma non supportato da un testo adeguato; inoltre l’atmosfera onirica, molto intriogante, impedisce la comprensione compiuta del testo… le parti melodrammatiche sono la cosa migliore…
12 Anarchia: Racconto interessante ma privo di grande espressività linguistica… peccato perché lo spunto era  in una certa qual misura originale. 

WALTER SCANCARELLO:

1 Vento secco: Piccolo capolavoro. Semplice, stringato, pieno di non detti che dicono tutto, il segreto della narrazione breve. Lingua piacevole, attuale ma non per questo povera e banale. Il tema è azzeccato.
2 Elleboro e mughetto: Ottimo lo stile e la lingua poetica. Padronanza di vocabolario e del fraseggio; consapevolezza forse un po’ eccessivamente pretenziosa. Interessante l’idea del mosaico e la follia ad esso legata, originale. L’autore è chiaramente più adatto alla poesia, stile che risulta ingombrante per la narrazione.
3 Anima: Un po’ troppo macchinoso, ma interessante in particolare il punto di vista del morente che osserva morire. Atmosfere surreali che non stonano affatto nella trama. Peccato le troppe parole che certo non servono all’intreccio né al messaggio.
4 Risonanze d’alba: Piacevole lettera d’amore, ben scritta ma non cattura l’emozione del lettore. Forse uno dei racconti più vicini al tema del concorso.
5 La bambola dei sogni
6 Momenti giallo limone
7 La teoria delle papere
8 Identità
9 Anarchia
10 Il mio piccolo groviglio di pelle e respiro
11 Clichè e Heisenberg
12 Eccoti





     

 
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