Amori stretti


In questo libro sono contenuti diciotto racconti che sono stati premiati, in un’ottica di assoluta trasparenza, dalla giuria del Premio Letterario ArtediParole. I racconti sono stati inseriti nella pubblicazione secondo una modalità decrescente, dal primo al diciottesimo classificato, per dare modo ai lettori di esprimere una valutazione personale e, perché no!, per offrire suggerimenti per la prossima edizione 2010/2011.
Questo concorso letterario, che è il frutto di una sinergia di istituzioni e di associazioni culturali, ha lo scopo non velato di dissodare un terreno che in questo periodo di crisi non solo economica rimane troppo incolto: il mondo dei giovani.
Spesso, e con buone ragioni, si scrive e si parla dell’ignoranza dei giovani, anche di quelli che gremiscono le aule universitarie.
Senza voler ricercare le cause semplici e complesse di questo allontanamento dei giovani dai territori dell’arte e della cultura in genere, possiamo offrire un piccolo contributo per un risveglio di coscienze che vanno stimolate prima che eleggano definitiva mente, come sottolinea Galimberti ne L’ospite inquietante, il nichilismo a vera e propria scelta di vita.
Non è certo sufficiente un concorso letterario per rimuovere la polvere accatastata da anni di ritardi istituzionali e di tanti, troppi cattivi maestri. Ma è anche questo un piccolo sasso nello stagno.
Qualcuno inizia a galleggiare, nuota e, se pure con fatica, ce la fa.
Noi per adesso possiamo annoverare cifre significative di partecipanti, adesioni spontanee ed una certa curiosità sullo sfondo.
La prima giuria, quella interna all’ITC Gramsci-Keynes di Prato ha selezionato, tra quasi duecento racconti pervenuti, i primi dodici che sono stati consegnati, per usare un termine che stavolta ha quanto mai diritto d’asilo, ad una giuria di alta qualità, una giuria scelta per garantire ai partecipanti una gratificazione autentica e l’assoluta certezza che eventuali talenti saranno scovati e incoraggiati.
Si trattava di constatare insieme se nelle scuole delle provincie di Firenze e Prato, a prescindere dall’apparente degrado della gioventù, non si annidassero piccoli grandi talenti in grado di arricchire degnamente gli scaffali delle nostre librerie in un futuro più ravvicinato del previsto.
E la risposta?
Ampiamente positiva, oserei dire.
Questo è quanto è emerso il 15 Maggio 2010 presso l’auditorium “Castellani” del Gramsci-Keynes, quando una giuria di qualità autentica ha riservato parole di elogio e di incoraggiamento ai molti giovani protagonisti. Ma, a mio parere, è stata soprattutto la presenza partecipe ed entusiasta di tutti i diciotto premiati a legittimare tout-court il nostro piccolo sasso nello stagno.
Inoltre, nei giorni successivi, l’eco del Premio si è fatta sentire non solo sulle pagine dei giornali e nelle televisioni,ma anche in molte sedi scolastiche al punto che il brusio si è trasformato in voci sempre più alte e insistenti.
Questi attestati stanno dando nuovo vigore alla nostra scommessa, anche se rimaniamo profondamente convinti che la semina sia soltanto agli inizi. Ogni terreno, del resto, va dissodato in profondità prima che possa dare frutti importanti.
In una trasmissione televisiva di indubbia valenza socio-culturale come IV Millennium, alla presenza di alcuni tra i maggiori artefici del premio, Umberto Cecchi, Giuseppe Panella, Antonio Pagliai ed il sottoscritto,ma soprattutto con l’incisiva partecipazione di alcuni ragazzi premiati si è parlato dell’importanza dello scrivere.
E sapete cos’è emerso in maniera inconfutabile? Che non si può scrivere bene senza leggere tantissimo. Perché solo dalla profondità della lettura o dalla varietà delle esperienze esistenziali colui che scrive può assurgere ad una dimensione universale. Solo così un talento può rendere concreta la sua narrazione, perché, come scrive Chandler, “nell’arte occorre sempre un principio di redenzione”.
Chi scrive non deve avere paura, casomai tanta rabbia e tanta voglia di rovesciare il mondo, come accade all’Eroe che investiga il Tutto.
È sulla buona strada l’autore di Monadi che racconta la traiettoria di una mongolfiera guidata da un giovane artista in fuga dalla società alla ricerca di una redenzione individuale. Con una cifra stilistica meno classica, ma non per questo meno incisiva, l’autrice di Inettitudine delinea, con sapienti suggestioni, la rassegnazione con cui una giovane donna assiste alla dissoluzione del sentire.
Entrambi raffigurano dal loro punto di vista lo smarrimento dei giovani di fronte alla dissolvenza di un amore. Anche Musica e La musica di un amore investigano con due registri stilistici diversi, più elegiaco il primo, più accorato il secondo, il potere taumaturgico della musica che sembra diventare l’unico strumento possibile per comprendere il proprio mondo e quello degli altri. Ne Il gomitolo rosso l’amore stretto diventa invece un amore strozzato da una società guardinga, a tratti spietata.
Potrei ripercorrere con piacere anche gli altri racconti ma preferisco lasciare al lettore la sorpresa della scoperta.
A quale scoperta intendo alludere? Mi riferisco alla varietà con cui gli autori hanno affrontato il tema di un amore stretto, facendo affiorare spunti e idee se non proprio originali, certamente suggestivi.
La lettura di questi diciotto racconti insomma può essere una buona cartina di tornasole per un giovane lettore per specchiarsi nei suoi coetanei e comprendere se davvero sono stati capaci di mettersi in gioco, se davvero hanno descritto un mondo reale.
Un critico prestigioso come Giulio Ferroni lancia strali pesanti contro la narrativa italiana attuale e i suoi rappresentanti più o meno giovani, accusandoli di conformismo, di appiattimento su schemi rigidi come quelli trasmessi dalle scuole di scrittura creativa. Talvolta alcuni suoi rilievi sono condivisibili come quando sottolinea la pericolosità di certi modelli uniformi di riferimento, Carver e Fante su tutti.
La letteratura americana è indispensabile per asciugare la penna, per dare consistenza dinamica ai personaggi, per farli vivere attraverso il dialogo,ma non è sufficiente ad interpretare la realtà nelle sue molteplici sfaccettature. La crescita di un giovane talento deve essere alimentata con la lettura indifferenziata dei grandi Maestri della narrativa mondiale, poco importa da quale secolo o da quale continente provengano.
Questo non significa che non ci siano regole da seguire, significa solo che quelle fondamentali riguardano la passione, la spontaneità e l’intensità della lettura. Sono queste le regole che più delle altre vale la pena instillare nelle menti dei giovani che vogliono intraprendere la strada della scrittura. Correggere sì, scoraggiare mai. E quindi non posso concordare con Ferroni quando estende la sua stroncatura all’intero panorama nazionale, perché anche i premi letterari italiani scelgono vincitori di profonda serietà narrativa.
A tal proposito un elogio particolare mi sento di spenderlo per Michela Murgia, recente vincitrice del Mondello e presente nella cinquina finale del Campiello.
L’autrice di Accabadora, che ho avuto modo di conoscere e di apprezzare personalmente, non può in alcun modo essere considerata una meteora commerciale. Concludo la mia introduzione nel segno di Michela Murgia anche perché la scrittrice ha assicurato la sua partecipazione entusiasta alla giuria del prossimo anno.
Un motivo in più, io credo, per far sì che il Premio Letterario ArtediParole nella sua seconda edizione possa ripartire con rinnovati stimoli per gli organizzatori e per tutti i suoi giovani partecipanti.
 
Gianni Conti

Testi di: Alexandra Antal, Marco Bei, Laura Bonaiuti, Deborah Bottazzi, Valentina Casula, Mattia Cavicchi, Giorgia Famà, Mikol Fazio, Tommaso Giovannuzzi, Arianna Givigliano, Elisa Mazzantini, Arianna Mazzuoli, Calina Mladenova, Rossella Motti, Alberto Pacini, Chiara Pazzaglia, Sara Picchi, Mariangela Suppa

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Retroguardia/Giuseppe Panella presenta: Amori stretti




     

 
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