Classifica del I Premio Letterario Nazionale ARTE DI PAROLE


Complimenti a tutti i ragazzi in classifica perché sono stati selezionati tra ben 508 partecipanti da tutte le Regioni d’Italia


17 - “Un’anziana signora” di Ilaria Vignoli, classe IV D Nuovo Ginnasio del Liceo Classico G. Galilei di Pisa (PI)

L’ideazione del racconto è originale avendo come protagonista un’anziana maestra in pensione ormai da vent’anni, che passa le sue giornate oppressa dalla solitudine che non riesce a fronteggiare. Nessuno l’ha “avvertita” e ormai è troppo tardi. Nostalgia, rimpianto? Questi gli ingredienti della storia che scorre in modo lineare. L’immediatezza della comunicazione senza retorica, l’uso frequente della paratassi che sembra mimare i pensieri della protagonista e il tono affettuoso costituiscono una scelta felice e rendono le pagine di gradevole lettura. 

18 ex-aequo - “Lo spazio” di Arianna Russo, classe V Ap del Liceo Classico T. Mamiani di Pesaro (PU)
Il racconto si apre con la definizione di spazio matematico e si conclude con alcuni versi della poetessa Emily Dickinson, ed è dentro questa cornice che pensieri, sensazioni si intersecano, si intrecciano. L’io narrante è alla ricerca di un altrove, di un paese incontaminato dove assaporare la solitudine come segno di libertà, ecco allora l’Islanda con i suoi spazi sconfinati che consente di sfuggire alla quotidianità e conduce verso il sogno per poi poter ritrovare quella forza che ti fa vivere. Il linguaggio è fluido ma non sempre controllato, e il magma interiore trabocca attraverso un uso della parola che trascina il lettore nei percorsi mentali dell’io narrante. Colpiscono certi termini forbiti e i riferimenti letterari (l’ombra che diventa metafora dell’inconsistenza in Montale), ma talvolta le immagini rischiano di essere inconsistenti e le parole che scorrono come un fiume in piena possono perdere di efficacia comunicativa.

18 ex-aequo - “Johnny” di Sara Pavani, classe III Bs del Liceo Scientifico Niccolò Copernico di Prato (PO)
Il racconto ha come protagonista Michael, un bambino solo e deriso dai compagni di scuola che lo chiamano “nanetto”, “ quattrocchi”.  Trova in Johnny l’amico con cui condividere la sua solitudine, le sue manie come quella di collezionare tappi di bottiglia e poi, dopo l’ennesimo atto di bullismo la corsa a casa. La vicenda solo apparentemente ha i tratti del racconto di stampo realistico, perché la frase finale ha la funzione di svelamento di qualcosa di non detto che spiazza un po’ il lettore. Il tema è stato centrato e l’esposizione è fluida e incalzante, soprattutto nelle parti dialogiche. 

20 - “Meno male che ci sono tutti” di Athena Pagnozzi, classe III D del Liceo Classico P. Giannone di Benevento (BN)

Il racconto, che ha al centro l’uomo dal buffo cappello, è ben congegnato perché riesce a trasmettere al lettore il senso della solitudine come richiesto dalla traccia. La forma è abbastanza fluida e dove prevalgono la struttura paratattica e i richiami anaforici, diventa addirittura incalzante. Vi sono però delle cadute di stile e delle ingenuità espressive che abbassano il tono.

21 - “Arcobaleno” di Mikol Fazio, classe I B del Liceo Classico Cicognini di Prato (PO)

Il racconto si muove tra una pagina di diario datata 1977, scritta dalla madre della protagonista, e quelle dell’io narrante datate dicembre 2011. Proprio attraverso delle pagine di diario si percepisce la sofferenza della protagonista che annota i momenti drammatici della malattia della madre, che non riconosce più la realtà e che vive in un suo mondo di fantasmi. Il tema è originale, anche se la trama è esile. L’impianto strutturale presenta delle distonie temporali e anche il finale risulta un po’ sospeso nel flusso dei pensieri e delle immagini che si rincorrono nella mente della protagonista.

22 - “Come sconosciuti” di Irene Zanon, classe V A del Liceo Scientifico I. Nievo di Padova (PD)
È la storia di un matrimonio ormai arrivato al capolinea, sfociato nell’abitudine e nella noia da cui i due coniugi, Elettra e Pietro, cercano di correre al riparo gettandosi nella posta elettronica. Entrambi vivono una love story on line a colpi di e-mail.  L’appuntamento, che contemporaneamente fissano, per conoscere i rispettivi interlocutori, segna il colpo di scena del racconto, in quanto Elettra e Pietro si ritrovano allo stesso tavolino, l’una di fronte all’altro. Il tema non è originale, ma comunque il racconto è ben congegnato ed esposto in modo fluido, con ritmo. 

23 - “Come pelle” di Teresa Raimondi, classe IV B Chimico Biologico del Liceo Scientifico Edouard Bérard di Aosta (AO)
Il racconto ha per protagonista Luca che per pagarsi gli studi lavora in una copisteria. Si trattiene oltre l’orario di  lavoro per terminare di fotocopiare in cento copie un saggio e poi via verso casa con la sua “Punto” del ‘99. La storia sembra adesso slittare verso il noir con il coltello affilato, il bosco, ma poi vi è lo scioglimento. Luca, dopo aver inciso volti sulla corteccia degli alberi, torna alla sua confortevole “Punto” grigia. Il narratore eterodiegetico descrive la vita del giovane, a un certo punto però entriamo nel mondo interiore del protagonista e percepiamo quel senso di solitudine che attanaglia Luca, e che si stempera solo nella protezione delle cose che gli sono familiari.  La storia nel complesso tiene e la forma con cui è scritto è asciutta e abbastanza organica e coerente.

24 - “Petali di ciliegio” di Martina Maiani, classe V Cl dell’I.S.I.S. Gramsci/Keynes di Prato (PO)
Il racconto ha come protagonista Zaira che ha quarant’anni e, attraverso un lungo flash-back, ripercorre la sua vita, dal senso di abbandono provocato da una madre che l’ha disconosciuta dalla nascita, ai genitori adottivi, Igor e Hana che la amano come una figlia ma che lei non riesce a chiamare “papà” e “mamma”. Solo dopo che sono morti, Zaira, stanca delle sue peregrinazioni per il mondo, ritornerà a Fazana e si riconcilierà finalmente con la vita dando il giusto tributo a chi l’aveva amata incondizionatamente. La trama è ben strutturata, la penna affilata mostra una certa inclinazione alla scrittura, anche se vi sono due refusi da segnalare. (Nella nel mio mondo, in vano).

25 - “L’acrobata” di Sofia Frigerio, classe II B del Liceo Classico A. Volta di Como (CO)
Il racconto ha come protagonista Andrea che aspira a scrivere qualcosa, ma dopo i soliti e inutili tentativi si distende sul letto, poi apre la finestra per respirare appieno l’aria gelida perché si sente soffocare, quindi con l’autoscatto si fa delle foto che trasferisce sul computer, poi l’appuntamento per il giorno successivo con Nicolas, che gli ricorda la voce di suo padre. La mattina a scuola, il malore, la corsa a casa passando per il parco. Il racconto si chiude con l’immagine di una donna che passeggia con un bambino in culla, segno di innocenza. La storia è una sofferta descrizione della vita di un giovane che si sente come un acrobata che cammina su un filo e che vive uno stato di malessere che riesce a comunicare al lettore. Tuttavia l’atmosfera creata è un po’ macchinosa e lo stile non sempre fluido e organico con un errore di costrutto (spostandosi alle punte).

26 - “Sull’orlo dell’abisso” di Valeria Paolini, classe II C del Liceo Classico “G.B.Vico” di Chieti (CH)
Una voce fuori campo ci guida in questo racconto che ha per protagonista Lara che cammina per un viale tra la folla infreddolita, ma non avverte la presenza degli altri, quasi ci fosse una barriera tra lei e il mondo esterno. Sì è abituata al gelo che attanaglia le viscere di una giornata di fine gennaio perché è una sensazione con cui convive quotidianamente. Poi la strada che conduce al mare e un ultimo passo e poi la fine, ma ecco l’epifania, l’illuminazione che le impedisce di precipitare negli abissi. Il racconto tiene e il registro stilistico è di buona fattura ma talvolta è un po’ pretenzioso, in quanto è difficile “tagliarsi con i suoi vetri, a riempirsi gli occhi della vista del proprio sangue che scorre, rosso e palpitante e vivo” se ci si lascia trasportare dalle onde del mare. 

27 - “Come una melodia” di Alessia Luminari, classe V A del Liceo Linguistico “Isabella D’este” di Tivoli (RM)
Il racconto, dal tono graffiante e dalle immagini forti che arrivano al lettore, ha un ritmo narrativo incalzante per l’uso continuo di frasi brevi e paratattiche.  Si nota il tentativo di trasporre in chiave letteraria una condizione umana, la solitudine vista dal punto di vista adolescenziale. Si coglie anche una certa propensione alla lettura come mostrano i riferimenti letterari. Più che una storia è il flusso dei pensieri associati liberamente che si susseguono fino alla conclusione con la solitudine che coincide con il nulla. Non sempre disciplinato l’uso della punteggiatura (separazione ripetuta di soggetto e verbo, un errore marchiano “qual’è” e poco si presta l’immagine di Dubai al senso di sospensione che il testo voleva comunicare).

28 - “Muffa” di Elisabetta Delprato, classe III Liceo Classico dell’Istituto E. S. Piccolomini di Siena (SI)
Il racconto ovattato dalla neve che fiocca è ambientato in uno spazio chiuso dove tutto sa di muffa come suggerisce il titolo. La protagonista si muove nell’ambito della casa fra messaggi che invia alla madre, alla sorella, agli amici, e ai frequentatori o coinquilini dell’appartamento di studenti universitari. Buono il ritmo del racconto, anche per lo stile fresco e immediato soprattutto nei dialoghi, nonostante qualche scelta lessicale non appropriata. (Un divano educato, se poi c’è un gatto è difficile che ci sia odore di cane).

29 - “Margherita” di Miriam Macrì, classe V Be dell’I.S.I.S. Gramsci/Keynes di Prato (PO)
Una giovane in una sala d’attesa di ospedale, un dialogo con una sconosciuta in un clima di sospensione e poi la chiarificazione della situazione. Margherita, il nome della protagonista della storia, è lì perché ha soccorso per strada un vecchio moribondo. Buona l’atmosfera dell’attesa meno convincente è la conclusione e il dialogo finale.

30 - “Bianco” di Cristina Fenu, classe I G del Liceo Classico Giorgio Asproni di Nuoro (NU)
Una situazione un po’ costruita narrata con qualche incertezza stilistica. Il racconto è forse troppo denso di contenuto: dall’incipit in cui Antonio, il protagonista, lascia libero sfogo ai suoi pensieri espressi in forma poetica, al ricordo del padre, ai giochi sulla sabbia con lui accompagnati da un dialogo serrato tra padre e figlio, alla scomparsa nel nulla dell’uomo e poi la solitudine fino all’epilogo conclusivo.  Antonio oltrepassa un cancello che si apre in un campetto, in una sorta di giardino delle fiabe ma anziché l’Orco, trova quattro ragazzi che lo circondano e lo sbeffeggiano e il sipario si chiude con un’immagine forte, suggellata dall’esplosione del “bianco” che dà anche il titolo al racconto.

31 - “Il ritardatario” di Silvia De Ieso, classe V Be dell’I.S.I.S. Gramsci/Keynes di Prato (PO)
Il racconto in prima persona ha come protagonista Emma che fa la psichiatra. È una sorta di lungo soliloquio in attesa del paziente che è in ritardo. Le frasi brevi di tipo paratattico e il tono incalzante rendono la pagina accattivante. Talvolta però la penna scivola di mano e vi sono dei costrutti da limare. "Lui che un giorno era la sua bambina... lui che un giorno era il paradiso... ".

32 – “L’isola di Hopen” di Filiberto Ciaglia, classe II B del  Liceo Classico A.Torlonia dei Avezzano L’Aquila (AQ)
Una Londra ai primi dell’Ottocento avvolta dalla nebbia che la contraddistingue è l’incipit del racconto che ha come protagonista Austin, a cui muore l’amata moglie Edith. Quale migliore occasione per rifugiarsi nell’isola di Hopen per elaborare quel lutto che altrimenti avrebbe distrutto l’uomo.  La storia tiene, anche se il finale è un po’ scontato. La forma è ben congegnata ma vi sono dei refusi e delle stonature di registro linguistico e di costrutto sintattico. (Sin da quando la vide per la prima volta meglio l’aveva vista la prima volta, Aldilà invece che al di là)

33 - “La vita degli altri” di Sara Relli, classe II Al del Liceo Linguistico Niccolò Copernico di Prato (PO)
Protagonista è un giovane che prende un autobus per fuggire via e per trovare nella solitudine un antidoto alla sofferenza straziante provocata dalla morte dei suoi amici: Sam, Cal e Max in un incidente stradale. Il tema rientra in un cliché abbastanza frequente in questi ultimi tempi, tuttavia è trattato con uno stile personale. Il finale è un po’ melenso e poco convincente.

34 - “Non te ne andare” di Valecia Ligama, classe II A del Liceo Classico G. Carducci di Comiso (RG)
Jared, il protagonista, e Mary, l’amore agognato, sempre presente eppure assente per sempre, e poi l’India, con i suoi colori e i suoi odori: questi gli ingredienti del racconto che però, soprattutto nei dialoghi, ha un po’ il tono melenso e le caratteristiche del romanzo rosa con un repertorio e un frasario basato sui luoghi comuni con un finale da melodramma.

35 ex-aequo - “Restare Partire” di Filippo Pierozzi, classe III Liceo Classico del Liceo scientifico con sezione classica annessa Benedetto Varchi di Montevarchi (AR)
Il racconto prende il via dall’intreccio delle vite di Giovanni e Diego, compagni di cella, che affonda nelle loro esistenze passate e negli incubi che riaffiorano. Originale è il modo di trattare la solitudine ma un po’ macchinoso il plot. Avrebbe  richiesto  un lavoro di editing per ordinare il flusso traboccante delle  idee che talvolta  lasciano  spiazzato il lettore. Non sempre congrui lo stile e il registro linguistico con un refuso “trascorsero anziché trascorse un anno”. 

35 ex-aequo - “Come un incubo” di Rebecca Passerotti, classe I Liceo Classico delle Scuole Pie Fiorentine di Firenze (FI)
Il tema della solitudine viene portato avanti attraverso lo scavo interiore, dimostrando una certa predisposizione alla malinconia, alle macerazioni interiori dell’io narrante. Non c’è storia se non quella di un’anima affranta, privata del bene di una madre che le è stata strappata perché “vive morendo”. Il testo è suggestivo e in certi punti enigmatico, ma forse giocato troppo sul non detto, lasciando il lettore nel dubbio. L’esposizione riflette l’andirivieni della mente ma alcune ingenuità nell’espressione andrebbero evitate. (Un articolo indeterminativo rimasto nella penna “di”: un castello illusioni).

35 ex-aequo - “Soledad” di Jaime Andrès De Castro, classe V Liceo Linguistico del Liceo Scientifico Statale E. Majorana di Rho (MI)
Il testo ci proietta in una dimensione fiabesca, quasi magica, con la figura di Soledad che ha un unico amico dai tratti poco definiti di nome Maolna. La protagonista sembra nata dal mare e presumibilmente dal mare sarà inghiottita. Il racconto vuole essere la trasposizione della solitudine adolescenziale e, anche se la trama è esile, nel suo insieme tiene.

38 - “Io e Antonio” di Mariangela Gualtieri, classe II B del  Liceo Classico Alessandro Torlonia di Avezzano (AQ)
La storia è ben congegnata. Attraverso la figura di Antonio emerge il senso della solitudine che non vuol dire semplicemente abbandono, ma anzi arricchimento personale e linfa vitale, anche per l’io narrante che introietta e fa tesoro dei suggerimenti dell’anziano ospite della casa di riposo. La forma è scorrevole e abbastanza omogenea, ma sono da evitare le frasi fatte del tipo “meglio soli che male accompagnati” e l’errore di ortografia se anziché sé. 

39 - “Scappiamo dal buio” di Annarita Brizzi, classe III D del Liceo Scientifico Fortunato Bruno di Cosenza (CS)
Johnny, personaggio inquieto e reietto, in continuo bilico tra la vita e la morte incontra Frank, una sorta di redentore che lo condurrà verso un altrove, verso la luce, strappandolo dal buio in cui vive nella solitudine di un’esistenza che non interessa a nessuno, nemmeno alla madre. La storia risulta un po’ pretenziosa e scivola in un certo autocompiacimento, anche se certe espressioni asciutte vogliono essere un’analisi lucida e spietata di una condizione giovanile che rischia di diventare sempre più diffusa e pericolosa. La forma non sempre regge, soprattutto nei dialoghi, dove la punteggiatura è usata un po’ liberamente.

40 – “La nebbia solitaria” di Christian Varlese della V I del Liceo Scientifico Gian Domenico Cassini di Genova (GE)
Il racconto ha come protagonista il giovane Hermann che, attraverso la scrittura, cerca di trovare un antidoto alla sua solitudine. La trama mostra dei punti di debolezza perché, anche se è importante “ mostrare” senza dire, tuttavia talvolta la penna scivola di mano e certe immagini non sono del tutto convincenti. Anche lo stile non sempre è equilibrato.

41 - “Prendete la vostra vita e fatene un capolavoro” di Gaia Cannizzaro, classe II A del Liceo Classico Norberto Turriziani di Frosinone (FR)
Il racconto che affronta il tema della solitudine attraverso la storia di due giovani profughe è originale e ben congegnato. La forma è agile e lo stile scattante ma il finale che riprende la frase che dà il titolo al testo risente di echi classicheggianti poco congrui con le esistenze descritte.

42 – “Privi di sentimento” di Germano Piana, classe III E sperimentazione linguistica del Liceo Classico V. Gioberti di Torino (TO)

Il racconto è tutto incentrato sulla figura di Giulio che fa il bidello alla piscina “Carisa”, affetto da un cancro e rimasto solo, pensa di suicidarsi annegando nella vasca ma poi ci ripensa e, finito il suo turno, se ne va. Il testo è accattivante per il modo in cui è stata affrontata la tematica della malattia filtrata attraverso la vita del protagonista. La forma è asciutta e agile ma il finale un po’ scontato.

43 - “I tre passi di Marchino” di Matteo Zefferini, classe V Bch dell’ I.I.S. G. Ferraris - F. Brunelleschi di Empoli (FI)

L’ideazione del racconto è originale e denota capacità creativa, anche l’incipit è accattivante e cattura la curiosità del lettore. Si evidenzia una fantasia galoppante che si esprime con immagini vivide. Non sempre però, proprio per la forma inconsueta di prosa poetica è facile mantenere uno stile congruente e armonico. 

44 ex-aequo - “Non più sola nelle tenebre” di Arianna Castriota, classe I F del Liceo Classico Racchetti di Crema (CR)
Racconto ben congegnato dalla trama credibile. Affronta il dramma di Idea e la tragedia che può capitare a un adolescente che, in seguito ad un incidente, deve riprendersi la vita trovando un nuovo senso alla propria esistenza, perché niente sarà più come prima. Ben venga se la voglia di ricominciare è legata alla presenza di un cane, Luce, appunto. Una nota animalista non guasta! La forma regge ma vi sono delle scelte lessicali non sempre convincenti e la punteggiatura andrebbe un po’ disciplinata.

44 ex-aequo - “Come le foglie” di Veronica Moi, classe II del Liceo Classico Pitagora di Laconi (OR)

Il racconto incentrato sul rapporto di affetto che si instaura tra l’io narrante ed Elena, la bambina affetta da leucemia, denota una sensibilità appassionante e tocca le corde emotive del lettore. La trama è convincente e la forma è agile ma qua e là ci sono delle cadute di stile per l’utilizzo di luoghi comuni che abbassano il tono.

46 - “Sigarette” di Maria Giulia Benelli, classe III Bs del Liceo Scientifico Carlo Livi di Prato (PO)

Il racconto centra il tema della solitudine fino all’epilogo finale senza via d’uscita. L’idea è ben congegnata ma non sempre è accompagnata da una forma adeguata e lo stile presenta alcune sbavature.

47 - “La stella del mattino” di Camilla Iannò, classe III Liceo Scientifico dell’Istituto E. Balducci di Pontassieve (FI)
Il racconto parla dello scontro generazionale fra un padre e la figlia e della loro difficoltà di comunicare e di capirsi. La trama, anche se non originale, è tuttavia ben congegnata. La forma è asciutta, ma non sempre omogenea, e si possono notare alcune cadute di tono verso il colloquiale che appesantiscono la lettura.

48 - “L’orgoglio del girasole” di Immacolata Ranucci, classe III Fs del Liceo Scientifico Niccolò Copernico di Prato (PO)

Il racconto sviluppa sotto la voce della solitudine, che doveva essere il leitmotiv del racconto, anche il rapporto fra giovinezza e vecchiaia paragonata a uomo canuto e folle e dello scorrere del tempo verso la meta finale. Talvolta quest’ultimo tema diventa prioritario rispetto al primo. L’esposizione è fluida, frutto di una sensibilità appassionante, ma non sempre lo stile e il registro linguistico tengono per alcuni refusi formali. (In fondo scritto due volte infondo).

49 - “Tasto verde” di Francesca Dalrì, classe IV Bs Sezione Scientifico del Liceo Antonio Rosmini di Rovereto (TN)

Il racconto parla della protagonista e dei suoi giovani amici che si ritrovano in campagna a settembre, ma all’appello manca qualcuno perché le è morta la madre. L’impianto della storia non è sempre convincente per certi bruschi passaggi che non mettono in grado il lettore di seguire il corso dei pensieri del narratore. Lo stile è personale con alcune frasi a effetto ma non sempre la storia risulta omogenea ed equilibrata nelle sue parti compositive. 

50 - “L’occhio del casellante” di Dafne Paris, classe II B del Liceo Classico A. Torlonia di Avezzano (AQ)
Il racconto parla di Michele che fa il casellante e che vede sfilare davanti a sé tante persone che vanno a Rocca Ginevra. L’idea è originale e ben congegnata con immagini efficaci. Lo stile è abbastanza agile ma non sempre omogeneo e convincente. 

51 - “Il mio mal superbo” di Emiliana Cicatelli, classe III A del Liceo Classico Statale T. Tasso di Salerno (SA)
Il racconto è un lungo soliloquio sul significato della lettura come terapia alla solitudine ed è un’ideazione ben congegnata ma talvolta l’io narrante si lascia prendere la mano e rischia di perdersi nel flusso dei suoi pensieri. La forma è asciutta ma non sempre convincente per certe distonie nello stile

52 - “Bianco” di Arianna Miclet, classe IV B del Liceo Classico Giovanni Prati di Trento (TN)

L’ideazione del racconto è originale perché attraverso il colore cromatico del “bianco” l’io narrante vuole comunicare il senso della solitudine. Non del tutto convincente l’impianto formale della storia per alcuni bruschi passaggi e ingenuità che abbassano il tono del racconto, soprattutto nella parte finale del testo.





     

 
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