Giovedě 9 marzo 2017, h.21.00 - Biblioteca di Sesto Fiorentino, Sala Giovani

L’energia della vergogna - di Iskander Fazil’


Giovedì 9 marzo 2017

Inizio alle ore 21

Biblioteca di Sesto Fiorentino, Sala Giovani

(Piazza della Biblioteca, 4)

 

Il Salotto Conti discuterà sul libro:

L’energia della vergogna 
di Iskander Fazil’

L’energia della vergogna

Le avventure di un bambino in Caucaso
Diventare grandi è difficile. Diventare grandi in un villaggio della provincia russa prima e durante la Seconda guerra mondiale lo è ancora di più. Tra le incongruenze delle imposizioni statali, le purghe staliniane e lo sguardo frettoloso di un mondo adulto preso da problemi incommensurabili, un ragazzino non ha altri strumenti che le proprie emozioni – oltre, naturalmente, al proprio ingegno, ironia e forza di volontà – per crescere e trasformare la debolezza in energia. E il protagonista scopre ben presto che una delle emozioni più disprezzate, la vergogna, è in realtà un elisir sorprendente: priva delle storture tutte adulte dell’umiliazione e della doppiezza, gli permette di rafforzarsi, di salvare le sue preziose risorse di bambino, di comprendere gli adulti senza farsene contaminare. Il carburante della vita, insomma.

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Breve presentazione e spunti di commento del testo:

L’ENERGIA DELLA VERGOGNA

 di Fazil’ Iskander

 

La breve e bella introduzione di Moni Ovadia, che si apre con l’ imperdibile chiusura del romanzo, è già di per sé un’ottima sollecitazione per la lettura del testo.

Aggiungerò alcune note per chi non lo ha ancora letto.

Si tratta di un testo narrativo: si potrebbe considerare un romanzo di formazione ma, a mio parere, è anche biografia, memoria, costume, storia, ambiente, fantasia e altro: insomma un mixer narrativo e di linguaggi che assumono toni e stili diversi:  dal divertito al giocoso,  dall’ironico all’ autoironico,  dal pittoresco al ricercato.

Il testo ha una sapiente impostazione narrativa: è lo stesso autore che da adulto narra di un sé  in un’età che  va più o meno dai 6 agli 11/12 anni. Il punto di vista è variabile: adulto/bambino, passando spesso all’ottica degli altri personaggi.

Il mondo che viene raccontato è quello, in parte reale, in parte fantasioso, che emerge dal vissuto del bambino: famiglia, amici, conoscenti. Siamo tra la metà degli anni trenta e gli anni quaranta del ‘900 a Sukhumi, oggi capitale dell’Abcasia, piccolissimo stato indipendente caucasico sul mar Nero, all’epoca invece zona periferica dell’URSS.

La narrazione non segue uno schema lineare logico-cronologico ma si sviluppa in flussi di memoria del narratore che si risolvono in episodi, storie, temi che hanno una loro unità narrativa e si dispiegano talvolta in  fili narrativi minori o anche in considerazioni di vario genere: etico, politico, artistico - letterario etc. Non manca il cenno alla grande storia (  Stalin, Hitler, Fascismo, Stalinismo, Deportazioni, Gulag etc) che appare comunque lontana, staccata, anche se sempre incombente sul destino individuale e collettivo.

Al centro del percorso formativo del giovanissimo protagonista c’è il sentimento della vergogna: un sentimento naturale, puro, incontaminato; manifestazione comunque di uno stato di inferiorità  dovuto all’età che spesso diventa causa di lacerazione e di profonde frustrazioni ma che nel percorso di vita narrata diventa motore, energia per superare gli ostacoli, per imparare e crescere: una sfida quindi con se stesso, con le proprie capacità e con il proprio orgoglio.

I temi sono tanti: si inizia dall’ammissione alla scuola elementare per riscattare gli insuccessi del fratello alla descrizione dello zio Samad ubriacone perditempo , dal cappellaio Samuil  allo zio matto Kolya, alla nonna, all’ispettore scolastico e via discorrendo verso un’ampia galleria, talvolta pittoresca di personaggi familiari e non, che si chiude con la sorte tragica prima dello zio e poi del padre.

Tra i tanti, il personaggio che sicuramente esercita fascino attrattivo sul protagonista ma anche sul lettore è quello di una vitalistica zia, eterna trentacinquenne, colta, che conosce tante lingue, cinefila, che porta il nipotino al cinema quasi tutti i giorni e che diventa poi la severa giudice dei voti nel più gustoso episodio del libro: quello dell’esame del quaderno di scuola che attesta il nascosto calo del rendimento scolastico. La vergogna che segue lo smascheramento viene poi magistralmente stemperata dal narratore in un gustoso e movimentato finale di episodio.

Un altro delizioso passaggio ad alta densità formativa riguarda l’episodio della “delazione” al padre contro la sorella, rea di aver trasgredito le regole per essersi abbuffata di carne di maiale ( la famiglia era di fede musulmana). Però il punto più alto del testo, a mio parere, si raggiunge nella descrizione della devozione verso l’adorata maestra Aleksandra Ivanovna: l’elogio filtrato attraverso la citazione di un  personaggio minore della “ Figlia del Capitano”, Savel’ic è una vera e propria celebrazione dell’amore per Puskin, e per la letteratura russa che assume in questo testo il ruolo di grande protagonista dell’azione educatrice e unificatrice della comunità.

Tanti altri spunti di riflessione offre il romanzo: pensieri, aforismi, motti etc .

Chiudo con una citazione sulla reticenza che offre un piccolo avvio sulla poetica dell’autore:

L’arte della reticenza è una di quelle che più si sottraggono alla ragione: è intuitiva … La reticenza in arte non è un fiume che si insabbia ma un fiume che sfocia nel Lete”.

Giuseppe Lorenzo





       

 
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